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LA RECENSIONE DI POINT OF ENTRY

“Point of Entry “ del 1981 è sicuramente tra i dischi più controversi dell’intera discografia dei Judas Priest. E non poteva essere altrimenti considerando che era il successore di una pietra miliare dell’heavy metal come “British Steel”….. Il punto fu che la band santificata dall’incredibile successo internazionale riscosso tentò la carta di provare ad imporsi sul mercato d’Oltreoceano.Una scelta artistica che la stampa specializzata europea interpretò come una sorta di tradimento, per giunta proprio all’indomani di un album che rivendicava l’egemonia del metal britannico sul mondo in quell’inizio di anni 80. Tuttavia POE è un album decisamente interessante e vario. Ci sono i ben famosi ormai mid tempos che tanto hanno contribuito a fare la fortuna del quintetto di Birmingham, in questo caso la devastante “Hot Rockin”, “Troulbeshooter” e “On the run”, ma è un album tutto da scoprire, che non ha paura di tentare nuove strade, anche coraggiose, come nel caso di “Desert Plains”, sicuramente uno dei brani più sottovalutati di sempre per i Judas. “Turning Circles” e “Solar Angels” ribadiscono il concetto seppur con minore incisività, ma a distanza di 35 anni questo è un Signor disco . La produzione è affidata come di consueto a Tom Allom, da annotare che le copertine differiscono dall’edizione americana a quella europea. Dietro c’è lo zampino di John Berg, un grafico che nel corso della sua carriera ebbe modo di lavorare alle copertine di bands come Aerosmith, Blue Oyster Cult, Cheap Trick e tanti altri. In quegli anni i Judas Priest consolidarono un team di lavoro che rimase legato alla band anche negli anni seguenti, come l’ingegnere del suono Louis Austin, che nel suo ruolino aveva il missaggio del primo disco dei Queen nel lontano 1973, e che iniziò una lunga e proficua collaborazione con la band inglese ribadita con Screaming For Vengeance . Austin realizzò anche altre gemme, come “Ball to the wall” degli Accept, un paio di albums degli Sweet ed altri per Michael Schenker e Def Leppard .L’accusa mossa a” Point of Entry” fu quella di non avere nella sua tracklist brani memorabili , imprescindibili dei loro set live ed in questa ottica è una critica comprensibile. Ma non si condivide al contrario un giudizio sommario troppo frettoloso. “Heading out to the highway” e la stessa “Hot Rockin” rimangono episodi significativi dell’archivio musicale di questo gruppo. Tutto sommato questo disco si incastona perfettamente nella discografia dei Priest degli anni 80 che con “British stee” l inizia tutt’altra storia rispetto alle premesse dei dischi oscuri degli anni 70. Certo, nel quartetto produttivo che comprende anche British prima e Screaming e Defenders dopo forse è l’album meno nobile, ma il suo peso specifico ce l’ha eccome. E’ un lavoro che risente molto dell’apertura americana e non ne fa mistero. La 39ç posizione fu la piazza più alta raggiunta col 33 giri, mentre “Heading…” raggiunse la Top 20 dei singoli rock nel 1981 come era d’altro canto preventivabile .Non vennero in seguito realizzate edizioni successive memorabili di questo disco, ma se ne trova una con un inedito intitolato “Thunder Road” ed una versione live dell’ottima “Desert Plains”.

Paolo Maiorino

 
 

Heading out to the Highway – 00:03:44
Don't Go – 00:03:15
Hot Rockin' – 00:03:14
Turning Circles – 00:03:40
Desert Plains – 00:04:36
Solar Angels – 00:04:02
You Say Yes – 00:03:30
All the Way – 00:03:37
Troubleshooter – 00:03:57
On the Run – 00:03:42
Thunder Road – 00:05:10
Desert Plains – 00:05:03