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turbo

Quando venne pubblicato nel 1986 Turbo fu un album molto controverso della lunghissima teoria discografica della band di Birmingham. Succedeva al monumentale Defenders Of The Faith e chiudeva idealmente un decennio letteralmente trionfale per Rob Halford, che ricordiamo, si era aperto con British Steel, universalmente riconosciuto l’album iconico dei Priest per eccellenza.

I fans più fedeli rimasero spiazzati di fronte ad un’apertura melodica inaspettata, in qualche modo esaltata dall’introduzione di parti musicali dove fece la sua comparsa il sintetizzatore, una bestemmia in casa metal, specie in quegli anni. Eppure Turbo è un lavoro molto interessante sotto diversi punti di vista. Nella genesi musicale della band inglese dopo British Steel, Point of Entry evidenziò un palese avvicinamento al sound americano e Screaming For Vengeanche rappresentò subito dopo una sorta di compromesso raggiunto tra i Judas più duri e quelli più inclini alle aperture melodiche. Defenders come detto settò un nuovo parametro e Turbo chiuse un decennio epocale con alcuni tra i brani destinati a divenire evergreen della biblioteca muscale dei Judas Priest. La stessa title track, le ritmate “Private Property” e “Locked In”, l’anthemica “Parental Guidance”.

Turbo è un album molto più ricco e completo di quanto si scrisse all’inizio all’epoca. Di certo aprì ai Judas Priest le porte di un certo agio in classifica, specie Oltreoceano ed i favori di un pubblico più ampio con nuovi fans, specie nell’audience al femminile.

A distanza di 30 anni ne viene realizzata una versione aggiornata e rimasterizzata che ne esalta ancora di più un suono cristallino e ricco di sfumature che già nel 1986 avevo lasciato un segno profondo sulla scena heavy. Gli altri 2 cd che completano il set da 3 sono la scaletta integrale di un concerto tenutosi alla Kemper Arena di Kansas City. Insolitamente si apre con “Out in the cold” che può essere considerata una sorta di ballata del gruppo britannico e poi via via snocciola molti dei brani contenuti in Turbo, ma anche i superclassici come “Breaking The Law”, “Hell bent for leather” e “You’ve got another thing comin”. Una riflessione oggi in retrospettiva ci dice che Turbo ha rappresentato per Glen Tipton e co una sorta di prova del nove, un esame di maturazione.

Il successo commerciale, l’apertura a nuove fette di pubblico tutto ciò che in qualche modo comporta dei cambiamenti, delle trasformazioni, sono elementi che suscitano negli headbangers motivi di preoccupazione ,che nel 1986 emersero e poi vennero smentiti dalla portata musicale e dall’impeto dei brani contenuti in questo disco.

Turbo è un album monolitico in modo diverso da ciò che può essere stato Defenders o Screaming For Vengeance, ma a distanza di 30 anni forse acquista una profondità maggiore ed una consistenza che va ricercata ed analizzata nell’insieme della storia musicale di questa band.

Paolo Maiorino

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Turbo Lover – 00:05:32
Locked In – 00:04:18
Private Property – 00:04:29
Parental Guidance – 00:03:24
Rock You All Around the World – 00:03:35
Out in the Cold – 00:06:26
Wild Nights, Hot & Crazy Days – 00:04:39
Hot for Love – 00:04:11
Reckless – 00:04:18
All Fired Up – 00:04:43
Locked In – 00:04:22