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headhunter

Pensare di partire dalla Svizzera fino ad imporsi a livello internazionale nel panorama metal non poteva essere una passeggiata, e non lo fu per Marc Storace & soci. Dopo tre albums iniziali con cui la stampa li etichettò frettolosamente come dei cloni europei degli Ac/Dc, i Krokus sfoderarono un quarto album clamoroso, in grado di conquistare posizioni importanti anche nella classifica americana di Billboard, dove arrivano alla 25° e piazzarono ben tre singoli della Top 30. Se il loro sound di riferimento erano indubbiamente stati i primi Ac/Dc, quelli di Bon Scott per intenderci, con “Headhunter” gli elvetici compresero tempestivamente la transizione che l’hard rock stava vivendo in quei primi anni 80 e shiftarono la loro proposta musicale verso un suono più vicino a quello che si stava definendo come heavy metal. “Headhunter” è una vera e propria dichiarazione di guerra, veloce e super metallica, “Eat the rich” rielabora l’hard rock degli inizi in una struttura ritmicamente più solida e compatta, ma è con “Screaming in the night” che la formazione europea testimonia una crescita compositiva significativa. Ballatona metal di assoluto rilievo, arrangiata molto bene e sapientemente prodotta da Tom Allom, che aveva fatto già la fortuna di bands come i Judas Priest ed i Def Leppard. “Ready to burn” rialza i toni del nuovo metal dei Krokus, ma è con “Night Wolf” e “Stayed awake all night” che si comprendono i reali motivi di questa esplosione artistico compositiva. La band di Storace si scrolla di dosso i riferimenti troppo evidenti con il passato e si proietta in una dimensione musicale nuova, coraggiosa, dove possono essere finalmente protagonisti ed osare. “Stayed awake all night” è indubbiamente il pezzo più forte dell’intero disco, un mid tempo party song destinato a diventare un clamoroso cavallo di battaglia nei concerti live. Una curiosità che non molti sanno è che tra i contributi vocali ai cori di questo disco c’è addirittura Rob Halford, leader dei Judas Priest! Nel 1983 i Krokus sbarcano trionfalmente negli States, dove aprono alcune date del “Flick of the switch tour” dei loro mentori australiani, ma li troviamo a condividere il palco anche con i Def Leppard, i Dokken ,e gli stessi Priest. I Krokus chiudono trionfalmente quell’anno aprendo alcune date per la band di Ronnie James Dio. Ironia della sorte, in Europa fanno più fatica ad affermarsi, venendo spesso considerati una band di serie B dalla stampa specializzata. “Stand and be counted” è un'altra piccola gemma che ricorda molto i Saxon di Biff, “White Din” e “Russian Winter” completano la tracklist. Da quel momento i Krokus proseguirono con discreto successo una carriera discografica che li premiò più oltreoceano che in madrepatria, in formazioni rivedute e corrette hanno saputo resistere sino ai giorni nostri, senza tuttavia riuscire veramente mai a bissare il successo di quell’incredibile album, dalla copertina molto iconografica.   Paolo Maiorino

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Headhunter – 00:04:30
Eat The Rich – 00:04:14
Screaming in the Night – 00:06:38
Ready To Burn – 00:03:54
Night Wolf – 00:04:10
Stayed Awake All Night – 00:04:24
Stand And Be Counted – 00:04:07
White Din – 00:01:50
Russian Winter – 00:03:31