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LAMB OF GOD

 

LAMB OF GOD

 

I Lamb of God costituiscono una delle punte di diamante dell'intero movimento denominato New Wave Of American Heavy Metal, incarnando alla perfezione quella che fu l'ondata di risposta allo strapotere death metal scandinavo da parte delle nuove legioni estreme a stelle e strisce.

Inizialmente sotto la denominazione Burn The Priest, il quintetto – formato dal cantante Randy Blythe, dai chitarristi Mark Morton e Abe Spear (sostituito dal 1999 da Willie Adler, fratello di Chris, il batterista), e dal bassista John Campbell - nasce nel 1990 a Richmond, in Virginia, traendo ispirazione dalle gesta di Machine Head, Pantera, Slayer che accomunano i gusti ed i sogni di tre compagni di università che, assestata la formazione classica a cinque elementi, danno fuoco alle polveri: realizzano l'album omonimo, “Burn The Priest”, un paio di split ed una lunga raffica di concerti in cui si cementa la fratellanza figlia delle comuni radici e dei comuni natali con nomi tipo As I Lay Dying, Job For A Cowboy e August Burns Red. Poi decidono per il cambio di nome, dovendo lottare non poco con chi li accusa di essere un gruppo satanista e blasfemo già dagli esordi. Il gruppo ha anche subito boicottaggi dalle associazioni cristiane ed etiche americane. Risolto il problema del nome, il gruppo prende fiducia e nel 2000 realizza “New American Gospel”, un inno tipicamente metalcore, ma disco promettente ed ottimamente accolto dal pubblico e dalla critica, specchio dei tempi, con in scaletta due o tre gemme che dal vivo d'ora in poi ci saranno sempre. Due anni di tour intensi e proficui, e nel 2003 “As The Palaces Burns” rompe gli indugi erigendosi a colonna portante assoluta del modo americano di intendere il nuovo thrash metal del terzo millennio, intriso profondamente di death così come di hardcore. Mantenere l'equilibrio restando assolutamente micidiali tra il death, il thrash e l'harcore punk, fondendoli in una unica forza formidabile e dall'impatto potenzialmente mostruoso, non è facile, ma la band ce la fa e ne esce vincente. Partono i grossi tour anche da headliner, si cresce in coesione e credibilità sudando sui palchi di mezzo mondo, ed è già l'ora di “Ashes Of The Wake” (2004), che ribadisce sonoramente e solennemente quanto ampiamente dimostrato in anni di militanza heavy made in USA. E' una vittoria su tutta la linea: singoli in classifica e si sbarca anche all'Ozzfest. Il 2006 ci regala “Sacrament”, una acclamata pietra miliare nella discografia della ciurma dei virginiani, con la verve compositiva che tocca i suoi massimi livelli, evidenziando alcuni di quelli che in futuro verranno definiti dei cavalli di battaglia assoluti del repertorio della band. Un gioiello, un picco assoluto. Passano tre anni ed arriva “Wrath”, dinamico e d'impatto, potente e fresco: una vera carica esplosiva. Si macinano chilometri, si superano gli ostacoli e si arriva nel 2012, che vede la pubblicazione di “Resolution”, un ideale compendio di tutta la carriera del quintetto, che dipinge un quadro eccellente di uno stile che si conosce come le proprie tasche, ma che non ha perso una stilla della sua carica giovanile, caustica e micidiale. Dopo le drammaticamente rocambolesche vicende giudiziarie occorse al cantante Randy Blythe in Repubblica Ceca - col suo fermo e poi arresto con l'accusa di omicidio colposo ai danni di un ragazzo caduto vittima di una emorragia celebrale una volta spinto fuori dal palco durante un'esibizione in quel di Praga, proprio dallo stesso cantante, poi dichiarato innocente ed assolto con formula piena – la band torna sul mercato nel 2015 con l'album “VII: Sturm und Drang”, figlio anche di quella shockante esperienza giuridica: più emotivo del formalmente perfetto ma forse freddo predecessore, questo platter mostra i muscoli.

La rabbia, ma anche il dubbio, e poi la speranza, e poi ancora la furia cieca in un susseguirsi di episodi a volte anche coraggiosi (“Overlord”), o brutalmente impietosi (“Delusion Pandemic”), ma che mantengono l'ormai inconfondibile marchio di fabbrica dei Lamb Of God: quel mélange letale di thrash, death, hardcore punk e metalcore capace di spaccare le ossa ma anche di far pensare.

(Vincenzo Barone)