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LA RECENSIONE DI VITALOGY

E’ probabile che ancora oggi, riascoltando “Vitalogy”, alcuni contenuti che al momento della pubblicazione, nel dicembre del 1994, lo hanno qualificato tematicamente e musicalmente contrassegnato, possano riannodarsi e riaffiorare, sollevando di nuovo, ad esempio, quell’interrogativo che solo Eddie Vedder avrebbe potuto allora disvelare e che mai, malgrado l’assillo di alcuni giornalisti, ha invece chiarito in maniera esaustiva e convincente,: ‘Immortality’, la tredicesima traccia dell’album, celebra, ricorda o più semplicemente è da mettere in relazione al suicidio di Kurt Cobain? In qualche maniera il brano richiama il gesto risolutivo che aveva messo fine ai giorni dell’indiscusso promotore e istigatore del grunge e dei Nirvana, che dalle sue intuizioni dipendevano? Kurt Cobain e Vedder non erano amici, soprattutto il primo aveva scarsa, anzi, nessuna stima del cantante dei Pearl Jam. Questo acceso antagonismo si basava su una serie di considerazione di Cobain: i Nirvana possedevano un articolato e diversificato background, i Pearl Jam erano invece semplicemente una band costruita a tavolino ed il loro album d’esordio “Ten” era espressione del rock o se si vuole dell’hard rock e mai sarebbe potuto essere considerato avvicinato o associato al grunge, come alcuni critici avevano invece sostenuto e reputato. Se la presunta rivalità fosse reale non è dato sapere, certo è che nel backstage degli MTV Video Music Award del 1992 Cobain e Vedder ballavano in un abbraccio non certo sospetto, ma perlomeno solidale ed amicale. Il 1994 era stato un anno difficile e controverso per la band di Seattle, anche se il loro ultimo disco, “Vs.”, aveva ottenuto positivi riconoscimenti di mercato e di critica, anche se il tour era perfettamente riuscito, Eddie Vedder e i Pearl Jam vivevano come separati in casa. Le incisioni per “Vitalogy”, sempre guidate da Brendan O’Brien, si erano dilatate nel tempo per almeno un anno e in studi diversi e di diverse città: Seattle, Atlanta e New Orleans. La band lavorava in sala, il materiale realizzato veniva sottoposto a Vedder, che naturalmente non presiedeva alle session, attraverso O’Brien per poi compiere il percorso inverso. Esporsi ad errori o malintesi diveniva quindi possibile e si racconta che il riff originale di ‘Spin the black circle’, elaborato da Gossard, fosse stato eseguito con un tempo decisamente più lento e che Vedder lo ascoltò su un registratore tarato per errore ad una velocità di lettura decisamente superiore. Risolto e svelato l’arcano, lo stesso Vedder, rinviando le registrazioni al mittente, suggerì alla band di sfruttare la nuova soluzione cui era arrivato del tutto casualmente. Musicalmente “Vitalogy” non si discosta da “Vs.”, troviamo infatti anche in questo album una alternanza di ballad e pezzi rock a volte addirittura con vaghe caratteristiche punk. Il sapore acustico che aveva ammaliato in alcuni episodi di “Vs.” sparisce e trova invece spazio un inedito tentativo di sperimentazione affidato ai 7 minuti e 43 secondi di ‘Stupid mop’  dove voci provenienti da vecchie registrazioni di dialoghi e sedute effettuate in un istituto psichiatrico, si fondono con un sostrato riconducibile ad una elaborazione musicale alternativa. Originariamente ‘Stupid mop’ (questo titolo appare all’interno del booklet delCD, mentre sulla copertina questa quattordicesima traccia è nominata  ‘Hey foxymophandlemama, that’s me’), doveva essere uno strumentale e si segnala che tra gli autori appare quel Jack Irons, già batterista dei Red Hot Chili Peppers, che proprio verso la fine del 1994 prenderà il posto di Dave Abruzzese sullo sgabello.  Quindi il 1994 nell’ambito Pearl Jam sarà di certo ricordato come un anno di cambiamenti, di sommesse liti e aperti riconoscimenti ad un Eddie Vedder che sempre più ricopre l’insolito e non desiderato ruolo di leader, di messaggero e portavoce, se non ambasciatore, del gruppo. Il 3 giugno di quell’anno Vedder è a Roma dove in Campidoglio si unirà in matrimonio con la ragazza di sempre, Beth Liebling; sono passati due mesi da quando il corpo di Cobain è stato del tutto casualmente ritrovato nel suo appartamento dopo più di settanta ore da quando con un colpo di fucile ha messo fine alla propria esistenza. La frequentazione romana di Vedder era stata notata e segnalata anche da band di giovanissimi musicisti alle quali improvvisamente il cantante dei Pearl Jam si univa durante concerti in piccoli locali. Nelle foto interne di “Vitalogy” ci sono scatti che inquadrano un muro (forse in via Cavour?) con una scritta anti-Bush (padre) ed il papa affacciato alla finestra per l’Angelus domenicale. Se ‘Immortality’ è stata da molti letta come una smania, una necessità di voler dialogare con Cobain, anche il brano che apre “Vitalogy”, ‘Last exit’, per molti esegeti del gruppo ed in particolare dei testi di Vedder, è da ricondurre al suicidio del collega antagonista. I temi dell’intero  lavoro rimangono comunque come segnati da quel gesto. Per l’ennesima volta riappare poi uno dei brani più personali di Vedder: scritto in California quando era ancora uno studente, ‘Better man’ è la storia di una donna che rimane intrappolata in una relazione perlomeno controversa; con ogni probabilità quella donna è la madre di Vedder e, l’uomo che la limita e controlla, il suo patrigno, o meglio quello che lui credeva fosse il patrigno quando invece era il padre biologico, ma Eddie lo scoprirà, nella realtà, soltanto molti anni più tardi. ‘Better man’ era stata incisa durante le session per “Vs.” e poi accantonata e non perché fosse un brano inadeguato, quanto perché l’autore non voleva licenziare questo pezzo, non voleva disfarsene, renderlo pubblico, ritenendolo estremamente personale ed intimo. Dirà O’Brien dopo anni dall’uscita di “Vitalogy” che in prossimità della realizzazione del master che avrebbe prodotto l’edizione su vinile ed in CD, Vedder ebbe ripensamenti e telefonò al produttore chiedendogli di togliere il brano dalla scaletta del futuro album. Solo dopo svariati tentativi di convincimento e un lavoro di rimissaggio effettuato in uno studio di Atlanta alla presenza del solo Vedder, il brano poté finalmente essere stampato. Benché Vedder abbia negato il permesso di pubblicarlo come singolo, ‘Better man’ è stata e rimane una delle canzoni più amate dei Pearl Jam e soprattutto una delle più trasmesse dalle emittenti radiofoniche.   Giuseppe Barbieri

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Last Exit – 00:02:55
Spin the Black Circle – 00:02:48
Not for You – 00:05:53
Tremor Christ – 00:04:10
Bugs – 00:02:45
Satan's Bed – 00:03:25
Better Man – 00:04:29
Aya Davanita – 00:02:54