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QUIET RIOT

 

QUIET RIOT

 

Peculiare la storia dei Quiet Riot, la cui formazione originale fu assemblata da Randy Rhoads, futuro chitarrista della prima band di Ozzy Osbourne, destinato purtroppo ad una tragica scomparsa in un incidente aereo nel 1982.

La prima line up della band includeva in realtà un solo membro di quella che poi nel 1983 raggiunse il successo, ovvero il vocalist Kevin Du Brow.

I primi Quiet Riot realizzarono due albums passati piuttosto inosservati sul mercato, al punto che Randy deluso cercò fortuna altrove, contendendosi il posto di chitarrista nella neonata band di Ozzy, fuoriuscito dai Sabbath con un altro eroe delle 6 corde, George Lynch, che avrebbe di li a poco fondato i Dokken.

Quando Rhoads divenne l’axe hero che tutti conosciamo grazie ai primi due stupendi albums della formazione di Mr. Osbourne, negli States si iniziò a parlare delle sue radici musicali, e di questo gruppo prematuramente sciolto . Ovviamente Du Brow pensò bene di riformarlo, con al basso Rudy Sarzo, Frankie Banali alla batteria e Carlos Cavazo alla chitarra. Il disco d’esordio sfiorò le sei milioni di copie grazie a due brani in particolare: il singolo “Metal Health” che divenne anche un videoclip di grande successo su MTV ed alla cover degli Slade “Cum on feel the noize”. Risultato, primo posto in classifica e tutta l’attenzione del mondo, quindi non sono America, ma anche Europa e Giappone, grazie ancora ad un estenuante tour mondiale che vide i Quiet Riot partecipare anche ai più importanti festival di tutto il pianeta. “ Condition Critical “ , pubblicato un anno più tardi, nel 1984, ribadi solo parzialmente il successo dell’esordio. La formula utilizzata era praticamente la copia carbone di Metal Health con “Sign of times”, primo singolo e primo brano in scaletta. A seguire, guarda che fantasia, un’altra cover degli Slade “Mama We’re all crazy now” che però suscitò molto meno clamore. Il terzo episodio della nuova era dei Quiet Riot, intitolato “QR III” vide la luce nel 1986 senza Rudy Sarzo, che lasciò per entrare nei Whitesnake di David Coverdale. L’album risentiva fortemente della dilagante scena hard rock melodica losangelina. C’erano molte tastiere e soluzioni melodiche che allontanarono i Quiet Riot dal loro focus e li ridimensionarono decisamente. La band da quel momento in poi visse una serie di riscontri alternanti, ma non riusci più a tornare ai livelli di quel primo incredibile disco. Cavazo era un ottimo chitarrista, non ispirato come Randy Rhoads ma pur sempre un virtuoso delle sei corde, forse con un eccessivo uso della leva, abitudine purtroppo molto comune in quel periodo.

La sensazione in retrospettiva è che i Quiet Riot furono baciati dalla fortuna centrando un album ed un’immagine molto iconografica, con il pazzo in camicia di forza in copertina. E che poi abbiamo saputo capitalizzare sull’attenzione determinata dall’esplosione di Rhoads.

Ma quel successo iniziale non fu confermato nei dischi successivi che forse però furono sottovalutati da media e pubblico e andrebbero riascoltati in un’ottica diversa. Nella versione celebrativa per i 20 anni della pubblicazione di Metal Health è stata pubblicata una versione dell’album con due bonus tracks, l’inedita “Danger Zone” e una live version di “Slick Back Cadillac”.