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RAGE AGAINST THE MACHINE

 

RAGE AGAINST THE MACHINE

 

Quando il primo album omonimo dei Rage Against The Machine fu pubblicato, nel novembre del 1992, fu preceduto da un buzz crescente rispetto a questo nuovo progetto del chitarrista Tom Morello che tanto bene aveva fatto con  un solo album in studio della sua band, i Lock Up.

 “Killing in the name” fu un singolo devastante, che senza ombra di dubbio aprì un nuovo capitolo nella scena musicale americana e mondiale.

A cavallo tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90 parlare di crossover era all’ordine del giorno negli States. La colonna sonora di” Judgement Night “era un perfetto manifesto, ma il termine era soprattutto rivolto all’interazione tra le sonorità dei bianchi, collegate al rock, e quelle dei neri legate al rap. I RATM andarono oltre, perché partirono dalla strada e coniarono un magma musicale assolutamente difficile da definire, quasi impossibile. Era funky nel modo di suonare il basso, era rappato nel cantato, aveva chitarre elettriche devastanti, una batteria sincopata ed era sfacciatamente politicamente scorretto. Intere generazioni di giovani ribelli si identificarono immediatamente in quel nuovo sound che sembrava attingere dal punk e dall’hardcore, ma che poteva essere ricollegato al metal o al rap metal. “Bullet in my head” fu un altro singolo devastante di quel primo incredibile disco d’esordio. Oltre 3 milioni di copie in America, 600 mila in Uk, 250 mila in Germania, 300 mila in Francia, un milione in Canada. Solo per citarne alcuni. E quando 4 anni più tardi vide la luce “Evil Empire” fu una conferma di assoluto rilievo che determinò la convinzione che il rock americano aveva generato una band capace di mettere d’accordo tutti, sintetizzando il concetto più vero del crossover. “People of the sun”, ma soprattutto “Bulls on parade” elevarono i RATM di Zakk La Rocha ben al di là di qualsiasi vetta raggiunta dal metal o dal rap sino a quel punto. Tutto quello che in quell’epoca incredibile ruotava nel mondo musicale alternativo sembrava vorticosamente aggirarsi intorno alla band statunitense, i Tool, il dilagante fenomeno grunge a Seattle, il ritorno dei Public Enemy. Ed i Rage, fedeli alla loro linea anticonformista scelsero di andare in tour negli States con i Wu Tang Clan, per un’accoppiata ritenuta socialmente altamente a rischio dalla polizia americana, che presidiava le arene dove si svolgevano i concerti. Estate 1997, sold out ovunque, energia esplosiva, zero incidenti. A dimostrazione che a volte si confondono i propri reali nemici…. Zakk De La Rocha alla voce, Tom Morello chitarra, Tim Commenford al basso e Brad Wilk alla batteria. Altri tre milioni di copie negli States, qualcosina in meno rispetto all’album precedente in Europa, ma comunque un grandissimo successo. “The Battle of Los Angeles”  vide la luce  nel 1999 e confermò tutto quello che  di buono  si poteva pensare dei Rage. “Guerrilla Radio” e “Tesify” alcuni tra gli episodi più significativi. L’album debuttò al primo posto in classifica negli States e raggiunse e superò le due milioni di copie vendute. Tuttavia fece cominciare ad emergere problemi ed incompresioni soprattutto di Zakk con il resto del gruppo. Il suo sempre più evidente impegno politico era condiviso filosoficamente dagli altri componenti della band, ma alcuni atteggiamenti oltranzisti ne limitavano inevitabilmente le potenzialità e venivano vissuti con sofferenza dagli altri tre membri. “ Renegades” dell’anno 2000 era un album di covers scelte con grande attenzione. Ci si trovano le radici musicali che hanno determinato il sound dei RATM per come lo conosciamo dal 1992. “Kick out the jam” degli Mc5, “Renegades of funk” di Afrika Bambataa, poi Springsteen, Cypress Hill, Rolling Stones, Devo. Un blend impazzito che esprime l’irregolarità nei tratti somatici e nel dna di questa band. Inaspettatamente fu anche l’epitaffio del gruppo, che poco dopo si sciolse lasciando un vuoto incolmabile, mitigato solo in parte dalla pubblicazione di un memorabile album live nel 2003.  Nel frattempo i tre RATM orfani di De La Rocha si erano uniti a Chris Cornell ex Soundgarden per formare gli Audioslave, ma il tesoro che hanno lasciato i Rage è inequivocabilmente contenuto in quei 3 albums, che rappresentano probabilmente l’espressione più genuinamente originale che il rock alternativo americano abbia mai espresso.