Sonymusic-Centurymedia

lights-camera-revolution

LA RECENSIONE DI LIGHTS CAMERA REVOLUTION

Dopo una lunga e ricca militanza discografica sulla scena hardcore crossover americana, i Suicidal Tendencies di Mike Muir raggiunsero l’apice della loro popolarità quando la Epic Records decise di investire pesantemente su di loro nel 1990. Con l’album “Lights camera revolution” quindi, la band californiana salì ai vertici delle classifiche di mezzo mondo. Difficile identificare e collocare musicalmente la proposta dei Suicidal, capaci di ballate mid tempo struggenti ed intense e raffiche di violenza sonora improvvise e repentine. Sono l’iconica rappresentazione musicale di una generazione intera di gangs, machismo, cultura latina, skateboard e crossover punk della Los Angeles degli anni 80. Un punto di riferimento indiscutibile per decine di bands che nel metal hanno trovato una casa. Basti pensare che il bassista di questo album altri non è che Robert Truijllo, destinato successivamente a rilevare Jason Newsted nei Metallica. “Lights Camera Revolution” è un album sostanzialmente differente dal precedente “Controlled By Hatred”, che pure lo precedette di solo un anno. E’ una testimonianza concreta ed inesorabile di una consapevolezza acquisita, di una capacità di sintetizzare un sound violento per natura e che vive di accelerazioni improvvise come scatti di rabbia che poi deflagrano senza controllo. “You can’t bring me down”è un manifesto straordinario di ribellione al sistema; il brano si snoda attraverso un preciso copione di azione-reazione. Mike Muir urla il suo rap metal oltranzista e di rottura, esasperandolo al suo culmine con un serratissimo e violentissimo monologo di intolleranza sociale, razziale. Ma è tutto l’album a vivere continui momenti di denuncia e ribellione. “Send me your money” affronta con sarcasmo il problema dei predicatori televisivi americani in un momento storico a cavallo tra 80 e 90 dove questo rappresentava una vera piaga della società . Brani come “Alone” o “Lonely” stridono nel contrasto con le scelte musicali ed il cantato e raccontano di storie di emarginazione, di povertà, di ingiustizia sociale e di ribellione spontanea. I Suicidal sono i veri emblemi di una Los Angeles incazzata, disadattata, dove i contrasti razziali e sociali stavano in quegli anni creando una vera polveriera sociale, di cui Muir e soci si fanno legittimi portavoce. Gli stessi Rage Against The Machine e decine di altre bands crossover riveleranno a ripetizione la loro assoluta reverenza ai Suicidal Tendencies ed a quello che hanno rappresentato per il crossover metal americano in quegli anni. Fu anche per loro uno dei momenti di massima visibilità internazionale,con la partecipazione al Clash of The Tytans europeo al fianco di Megadeth, Slayer e Testament. Da notare come, caratteristica comune a molti brani dei Suicidal in pezzi come “You can’t bring me down” o “Alone” o per far riferimento al passato “Controlled by hatred”, si parta morbidi con sonorità assolutamente tranquille per poi creare ad arte un crescendo impetuoso e repentino. A produrre questo che viene considerato forse il più completo e musicalmente valido album della band, fu chiamato Mark Dodson, che prima del 1990 si era distinto per aver prodotto tra gli altri The Dark dei Metal Church e gli album piu fortunati- commercialmente parlando- degli Anthrax, State of Euphoria e Persistence of time. Dodson inoltre era stato ingegnere del suono di “Defenders of the faith”, dei Judas Priest. Un ultimo elemento da annotare è quello riferito al look dei Suicidal, cosi tipico delle gangs latine degli 80’s con tanto di bandane, canotte bianche, pantaloncini larghi e svasati e camicie allacciate sino al colletto.

Paolo Maiorino

ITUNES BUTTON amazon button

 
 

You Can't Bring Me Down – 00:05:48
Lost Again – 00:05:15
ALONE – 00:04:24
Lovely – 00:03:44
GIVE IT REVOLUTION – 00:04:21
GET WHACKED – 00:04:22
Send Me Your Money – 00:03:22
EMOTION NO. 13 – 00:03:42
DISCO'S OUT, MURDER'S IN – 00:03:05
GO'N BREAKDOWN – 00:04:38