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Sonymusic-Centurymedia

our-darkest-days

Ecco l’album del “tradimento” di una delle band di hardcore melodico più interessanti e incomprese degli ultimi vent’anni. Originari di Orange County, California, città di avocados e disagi sociali di svariata drammaticità, gli Ignite si sbattono letteralmente e per troppo tempo, mossi dall’entusiasmo e l’idealismo di chi ha il tempo dalla propria parte. Purtroppo dopo i due lustri passati a resistere tra difficoltà personali, sudatissimi progressi di carriera con etichette super-indipendenti e investimenti senza ritorno, le cose iniziano a farsi pesanti. Oltre a una fedeltà alla linea di cui andare orgogliosi e una certa libertà espressiva messa puntualmente a frutto nei pur sporadici album, per gli Ignite continuare su questa strada vuol dire affrontare un perenne problema economico e uno scarso supporto per i tour. Il gruppo si impegna tanto ma finisce per sprofondare sempre più in un lago di frustrazioni e pessimismo finché i primi tre anni del nuovo millennio non finiscono quasi per seppellire la band in una routine di concerti sporadici e una nebbiosa visibilità a livello di progetti futuri. Scioglimento? Neanche per sogno. Gli Ignite sono ancora vogliosi di combattere e diffondere le proprie idee ma per fare questo realizzano di aver bisogno di tagliare il cordone con la scena da cui provengono, sfidare i pregiudizi e cercarsi per una volta un contratto discografico decente con una label abbastanza grande da garantire supporto e promozione, soprattutto nel vecchio continente. Da qui l’incontro e il sodalizio con la Century Media, via Abacus Records, la quale pubblica quello che a detta del gruppo resta ancora oggi l’album più rappresentativo. Our Darkest Days è il resoconto fedele di un inferno personale e sociale da cui gli Ignite emergono dopo tre lunghi anni. La loro nuova dichiarazione di guerra però è preparata con grande impegno e pazienza. La fortuna di lavorare con un grande producer come Cameron Cobb, già al servizio dei Social Distortion e artefice della rinascita creativa degli ultimi Motorhead e Megadeth, non ha precedenti per Bret Rasmussen e i suoi sodali, sempre costretti a gestire le registrazioni in proprio e farlo di gran fretta. Cinque mesi di lavoro in studio, brani scritti e rifiniti come mai prima ed ecco spiegato il grandissimo salto di qualità che Our Darkest Days testimonia. Ovviamente arrivano le proteste dei fans, il boicottaggio della scena madre ma la critica è con la band, il disco spacca! Gli infiammatori punk, ispirati dalla verve caustica dei Bad Religion e l’irruenza di Agnostic Front, infilano dodici proiettili sonori nel proprio caricatore creativo e vanno a segno nel cuore e nella mente di chi ascolta. L’assalto all’infame vita dei regimi comunisti, la rabbia e la paura come sentimenti che dominano la vita sociale dell’intero occidente, sono solo alcuni dei temi affrontati. Fear Is Our Tradition, Poverty For All, Bleeding formano un concentrato di energia e melodie vincenti per una buona mezzora di grande hardcore invitto. Splendido artwork plumbeo e greve di Brian Barchack, chitarrista della band.

 
 

Intro (Our Darkest Days) – 00:00:51
Bleeding – 00:02:02
Fear is Our Tradition – 00:03:06
Let it Burn – 00:02:51
Poverty For All – 00:02:13
My Judgement Day – 00:02:25
Slowdown – 00:03:05
Save Yourself – 00:02:30
Are You Listening – 00:01:22
Three Years – 00:02:39
Know Your History – 00:02:13
Strength – 00:01:43
Sunday Bloody Sunday – 00:03:41
Live For Better Days – 00:05:15